dinamo

Il Fanfulla (un saluto)

Nel desolante scenario romano, un luogo dove la cultura sta diventando un lusso e la (a)socialità trova nuove forme, sempre più degradate e disgreganti, si è distinto negli ultimi anni un locale che non è un locale, un circolo Arci che non è - solo - un circolo Arci, il Fanfulla.

Ora, questo posto (che si chiama Forte Fanfulla perché è la sua seconda sede) chiude il 30 giugno per le stesse cause per cui chiudono altri locali (costi insostenibili). Mi mancherà, per questo diffondo l’appello: per chi è a Roma c’è tempo fino al 30 giugno per passare e dare il proprio sostegno. Non è il solito locale del Pigneto, nè un circolo Arci fittizio come accade in altre città d’Italia.

In bocca al lupo, ragazzi.

Campagna di comunicazione in sostegno del circolo Arci Forte Fanfulla dal 23 al 30 giugno 2014 Roma, 16 giugno 2014 Il circolo Arci Forte Fanfulla di Roma comunica che sospende la propria attività. Questa decisione deriva da una crescente difficoltà economica causata dall’impossibilità a sostenere gli onerosi costi d’affitto. La storica associazione culturale, nata e radicatasi nel quartiere del Pigneto, è attiva dal 2007 e conta un corpo sociale di quasi 20.000 tesserati. Nel corso di questi anni abbiamo lavorato sul territorio attraverso lo sviluppo di attività aggregative realizzando più di 1000 iniziative annuali (concerti, presentazioni, mostre, proiezioni, spettacoli teatrali, corsi di lingua e servizi di assistenza sociale e fiscale). A

bbiamo cercato di mettere in atto una politica fruibile e popolare che, con il tempo, ha contribuito a una riqualificazione del quartiere dal punto di vista sociale e culturale. Questo risultato è stato raggiunto grazie alla partecipazione e all’impegno di tutti i soci che hanno messo a disposizione le loro competenze professionali e artistiche e a tutti gli amici e i collettivi della scena indipendente, italiana e internazionale, che hanno contribuito a rendere quella del Fanfulla un’esperienza straordinaria. Rivendichiamo con orgoglio di aver portato avanti in questi anni un progetto culturale fondato sull’idea di impresa sociale, da noi considerato uno degli strumenti utili per l’auspicato rilancio delle politiche culturali nel nostro paese. Il Fanfulla è una casa comune della sinistra, uno spazio che con fierezza ha ospitato e supportato diversi rappresentanti delle realtà antagoniste romane ma anche del mondo politico e istituzionale, pur nella totale assenza di un riconoscimento e di un sostegno concreto da parte delle istituzioni. La nostra non è una resa ma una resistenza. Perciò invitiamo tutti a sostenere la campagna‪ #‎FATTIFORTEFANFULLA‬, che si svolge dal 23 al 30 giugno, una settimana ricca di iniziative all’insegna della musica, del teatro e della creatività. Chiediamo a tutti di aiutarci a diffondere il più possibile questa comunicazione per organizzare insieme e condividere la nostra esperienza. Il programma dettagliato delle iniziative verrà diffuso nei prossimi giorni. Ringraziamo tutti dell’attenzione.

Forte Fanfulla Via Fanfulla da Lodi 5 00176 Roma www.fanfulla.org fanfulladaily@gmail.com

www.facebook.com/ForteFanfulla

Gazebo Penguins - Riposa in Piedi

Mail Art e non solo…

Ho scovato questo programma, andato in onda sulla rete svizzera RSI 2, nel quale si parla, fra l’altro, di mail art con Vittore Baroni! Enjoy!

http://la1.rsi.ch/home/networks/la1/cultura/Cult-TV-II/2014/02/21/culttv-105.html#Video

“Forattini è l’esempio vivente di quello che non bisognerebbe mai fare con la matita.”
— Filippo Scòzzari è in grande forma, come sempre. La citazione è tratta da questa intervista.
Ricevo e diffondo (ogni tanto una buona notizia)

Dopo quasi cinque anni il Rialto viene restituito alla città.

Dopo 5 anni dal sequestro preventivo che aveva reso indisponibili gli spazi del Rialtosantambrogio, tre processi penali, nove imputazioni e numerosissime udienze, il 14 febbraio 2014  il giudice monocratico del Tribunale di Roma ha emesso una sentenza assolutoria perche’ il fatto non sussiste, ordinando contestualmente il dissequestro dell’immobile di via Sant’Ambrogio n. 4.

L’accanimento nei confronti del Rialto appare palese a tutti e si è concretizzato con cinque anni di chiusura della struttura, la celebrazione di tre processi penali (oltre innumerevoli vicende di natura amministrativa, anch’esse risolte favorevolmente), l’essere considerati alla stregua di delinquenti comuni,  in esito al quale e’ emerso che il Rialto e’ una struttura legittima, dove si produce cultura  che non può essere assolutamente equiparata ad una struttura commerciale.

Per coloro che ritenevano, con visione ristretta e provinciale, il contrario si sottolinea che tutto questo spiegamento di forze e di risorse pubbliche (ricordiamo che la chiusura avvenne a seguito dell’irruzione di oltre 120 operanti tra polizia, carabinieri, unità cinofile, scientifca e affini…)  e l’attivazione della macchina giudiziaria secondo un assurdo teorema accusatorio abbia partorito solo una condanna, ancora non definitiva, per una ammenda di € 100,00, che verrà prontamente impugnata.

Ma ora siamo tornati. E siamo tornati per restare…

Le porte chiuse nel 2009 dai sigilli del commissariato Campo Marzio-Trevi torneranno ad aprirsi alla città. La voglia di fare è la stessa come è la stessa la voglia di ascolto, incontro e ragionamento con artisti, creativi e pensatori che avevano reso il Rialto Santambrogio uno snodo fondamentale per la cultura romana contemporanea, non omologata e tesa alla ricerca di nuovi linguaggi e connessioni con la società.

Siamo consapevoli che in questi 5 anni il panorama intorno a noi è cambiato, così come è cambiata la città che dovrà accogliere questo nuovo esperimento. La prima esigenza è guardarsi

Intorno, fare il punto e riannodare la rete di collaborazioni e di risorse, vedere chi continua a sperimentare in maniera indipendente e quali soggetti nuovi sono in campo.

Vogliamo riprendere i discorsi interrotti 5 anni fa, ma oggi più che mai urgenti, a cominciare da un’analisi attenta sul rapporto che lega gli spazi con la produzione culturale contemporanea, a partire dalla rivisitazione della Delibera 26/95 quale vero strumento di gestione del patrimonio pubblico a fini sociali e culturali.

Oggi più che mai è urgente non tanto discutere di QUALE cultura fare, ma di COME fare cultura a Roma. Il Rialto dopo 5 anni si rimette in gioco ritrovando lo stesso deserto di strategie e di sinergie, nella stessa penuria endemica di risorse per la cultura, nella stessa difficoltà di interlocuzione con le istituzioni.

Proprio per proseguire con la nostra storia e il nostro stile il Rialto ricomincia con due appuntamenti tra marzo ed aprile :

-) un momento assembleare di discussione sugli spazi di produzione culturale indipendente, la modifica della delibera 26/95, lo sviluppo dell’impresa culturale ecc…

-) una grande festa di riconsegna del Rialto alla città aperta a tutti quanti hanno già conosciuto e incrociato la storia del Rialto, ma anche a quanti non  conoscono la storia del Rialto ma hanno voglia di mettere energie nuove a disposizione.

A tutti chiediamo di condividere con noi questo nuovo inizio e di accompagnare il Rialto verso nuovi scenari, a partire dalla realizzazione della futura sede tramite la rifunzionalizzazione dell’ex autoparco dei vigili urbani di Porta Portese. Il Comune ha già assegnato lo spazio e i finanziamenti per la ristrutturazione con delibera 40/204 e grazie alla collaborazione di STALKagency che sta seguendo tutte le fasi di progettazione e avanzamento lavori, con un processo di condivisione assolutamente inedito, la nuova sede potrà essere il primo tassello di rigenerazione urbana di quel quadrante e di sviluppo naturale del progetto Rialto.

                                                                           Ass. Rialtoccupato

Questo blog compie 5 anni, non ci si crede.

Questo blog compie 5 anni, non ci si crede.

(Fonte: secure.assets)

Skiantos  - Bau Bau Baby live 1978 Bologna

Ciao, Freak!

Torno sempre a te
 in questi giorni inquieti

Torno sempre a te

in questi giorni inquieti

100 years of rock, l’infografica che si ascolta


Click image to see the full interactive music graphic(via Concert Hotels).

Daft Punk - One More Time : Sampled Recreation Rundown.

Happy New Ears!

Fire! Orchestra

from Exit! (2013 Rune Grammofon)

Castello Cavalcanti
- Wes Anderson (2013)

Paolo Nori, uno che non conosco

Riceviamo e (mal)volentieri pubblichiamo:
Io, i libri di Paolo Nori, non li avevo mai letti prima d’ora, però lo conoscevo, lui.

Non nel senso di conoscerlo di persona, però lo conoscevo di nome, perché gli amici lo citavano, e poi l’ho visto una volta alla fiera dei libri di Roma, quella di dicembre quando c’andavo.

Veramente non sono sicuro che fosse lui, però era uno che gli somigliava tantissimo e poi, la cosa strana, è che Paolo Nori (o quello che io credevo fosse Paolo Nori) non era in giro fra le bancarelle ma era in un angolo del Palazzo dei Congressi con una ragazza e mi pare ci fosse una telecamera. Forse stavano facendo delle riprese per un programma televisivo, ma tanto non è importante perché forse non era lui, Paolo Nori, forse era un altro di Parma che gli somigliava.

Mi ricordo però la prima volta che ho sentito parlare di Paolo Nori, quello vero, e fu grazie a un altro tipo di Parma, Leo Ortolani, che venni a conoscenza di questo scrittore.
Infatti io leggevo e leggo ancora Rat-Man e in un vecchio numero, nella rubrica della posta, mi pare, Leo disse che c’era questo scrittore Paolo Nori, di Parma.
Che io poi non so perché pensai e mi convinsi che fosse uno scrittore umoristico e quindi “Bassotuba non c’è” doveva essere un libro divertente. Forse per questo non lo comprai, vai a capire.

Soltanto in seguito, ma tipo anni dopo, venni a sapere non so come che Nori era traduttore dal russo e che era esperto di letteratura russa e che insomma è uno bravo e scrive cose profonde. Che poi era logico: se uno sa far sorridere, sa anche pensare e dire cose profonde. Oppure no.

Ma questo non cambiò tantissimo il mio rapporto con Paolo Nori, però devo dire niente di personale, non mi è mai stato antipatico come Baricco (che però ho letto) e non ho mai fatto finta di averlo letto (come Ammaniti, che in realtà in parte ho letto, bastano poche pagine e sai già cosa aspettarti), nè l’ho considerato un guilty pleasure come Facci (che leggo sempre, ma non lo posso dire in giro).
Quindi sono contento che grazie a F. ho Letto Mo Mama, un bel libro su Parma con un sacco di storie su Parma e molte considerazioni sul Movimento 5 stelle.

Che poi io a Parma non ci sono mai stato, nonostante ci sia mia cugina lì e abbia dei parenti sparsi in Emilia Romagna.
Non so se ci vivrei a Parma, però penso sarebbe divertente incontrare Ortolani, ma anche Nori.
Mi ricordo che Leo Ortolani lo intervistai insieme ai miei 2 amici con cui facevo la fanzine, era la fine degli anni ‘90. Gli scrivemmo via email e gli chiedemmo anche dei disegni. Lui ce li mandò, con le dediche, per posta. Fu il nostro più grande successo.

Il libro di Nori mi è piaciuto, l’ho letto sul Kindle e l’ho finito in fretta. Sono contento che Nori non si sia fatto troppo male, in quell’incidente lì, che qualcuno in rete gliel’ha un po’ tirata tipo che stava morendo. e invece non era vero.
Per fortuna sta bene, e io ho deciso che mi sta simpatico, anche con quell’accento lì che ci hanno su a Parma.

(il libro in questione è Mo Mama)